Eliselle, “Fiabe dall’Inferno” (Meme Publishers)

fiabehumb“Bene” e “male”: due categorie, due parti, due ambiti sui quali da sempre il genere umano ha voluto costruire la propria storia, con inguaribile manicheismo. Due elementi che sono stati storicamente sovraccaricati di sensi, di accezioni, di significati morali, sociali, culturali e quant’altro al punto da divenire, appunto, ineluttabili e intoccabili riferimenti per tutto quanto l’uomo si trova davanti, e così altrettanto “santificati” da permettere di essere tali nella forma anche quando sono totalmente all’opposto nella sostanza. Ovvero: da fare che si creda che il bene sia tale anche quando è/fa il male, e viceversa. Ugualmente, si è smarrita la capacità di percepire e comprendere la valenza di essi quando agente nella quotidianità, cosicché ci convinciamo (veniamo convinti) di vivere in una sorta di Eden – questo nostro mondo all’apparenza benestante, libero, emancipato, democratico eccetera eccetera eccetera – quando invece proprio un posto paradisiaco non è, anzi: appena si riesce ad aprire un poco più gli occhi, ecco subito la vista di scenari assai più infernali…
Eliselle, con il suo ultimo romanzo Fiabe dall’Inferno (Meme Publishers, 2014, ebook), parte proprio da questi assunti, o meglio, ci accompagna alla “scoperta” (perché tale è, sfortunatamente: come quella della vecchia acqua calda, che nessuno più sa vedere!) di una realtà contemporanea che dietro la sua apparente e rassicurante – nonostante tutto – normalità invece nasconde un profondissimo degrado umano, soprattutto e primariamente umano. Un degrado che sovente noi tutti crediamo fermarsi alla cronaca narrata dai media – nel modo assai discutibile con cui lo fanno, poi – e che invece, con quei casi che giungono sotto i riflettori dell’informazione e dell’opinione pubblica, non è che la punta di un iceberg ben più grande, grosso, imponente e soverchiante, la cui forza devastatrice raggiunge praticamente ogni parte sociale – singola e collettiva – del mondo quotidiano, gelandone qualsiasi virtuoso calore umano.
In Fiabe dall’Inferno, Eliselle racconta una vicenda che sembra estratta pari pari dalla quotidianità che di questi tempi ci troviamo a vivere, ovvero da un qualsiasi media, televisivo o giornalistico: in una comune città di provincia, un ambiente e una dimensione sociale uguale a tanti altri, una bimba viene ritrovata in un fosso in mezzo ai campi, uccisa. Forse rapita, forse violentata da un maniaco: la polizia indaga brancolando nel buio, e dunque raccogliendo ben pochi frutti investigativi. Tale fatto efferato non solo colpisce e sgomenta la piccola città e la sua monotona e conforme (conformista) vita quotidiana, ma agisce da miccia per una sorta di esplosione – anzi, implosione – sociale, psicologica e umana che coinvolge più individui, le cui vicende si intrecciano continuamente per tutto il romanzo. Tuttavia, Eliselle non si limita a romanzare in modo suggestivo e intrigante una vicenda del genere molto quotidiana – ahinoi – ma pure molto tipica di un noir classico come tanti altri già hanno fatto, ma in qualche modo porta la fonte primaria della narrazione dentro i personaggi, la fa scaturire dal loro intimo, dalla mente, dall’animo, dal cuore che batte in modo tutto sommato virtuoso, in alcuni casi, ovvero in modo feroce e malvagio in altri. In questo modo Eliselle non mette tanto in evidenza la storia, le vicende che ne conseguono e le azioni dei personaggi – cioè sì, lo fa e in modo determinato, tuttavia trovo che soprattutto il lettore è come se si ritrovasse a tu per tu con l’io dei personaggi, cogliendone ogni sfaccettatura mentale ed emozionale così che qui soprattutto possa trovare il senso e la sostanza dei fatti di cui legge, prima che nei fatti stessi e nella loro consistenza pratica.
Perché in effetti lo svolgersi della vicenda si conforma in una sorta di caduta nell’abisso, appunto, entro il quale vengono attratti i vari personaggi ciascuno per una propria condizione di vita, per una propria realtà e per una conseguente verità. Tuttavia, lo ribadisco, quell’abisso non si apre in profondità sotto i piedi dei suddetti personaggi, semmai li circonda e li avvolge inesorabilmente in una oscurità che, senza scampo, finisce per ottenebrarne le esistenze. Sintomatico di ciò è la vicenda di Valentina – non anticipo nulla della storia, tranquilli! Niente spoiler! – i cui accadimenti la rendono vittima in modo uguale e contrario alla piccola Martina, la bimba uccisa. In queste due storie si racchiude il girone infernale nel quale si apre quell’abisso di cui dicevo, in cui tutti gli altri personaggi si ritrovano in qualche modo coinvolti, catturati, centrifugati al punto, per alcuni di essi, da perdere la testa e la dignità.
L’inferno, insomma, non è un luogo così lontano: come una vecchia canzone pop degli anni ’80 diceva che Heaven is a place on Earth – il Paradiso è un luogo sulla Terra – lo è anche l’inferno, inevitabilmente. Non solo: per una nostra colpa – magari indotta ad arte da chi ci domina, da chi ci fa credere che la verità sia solo una e non un’altra, da chi ci vuole il più possibile lobotomizzati così da assicurarsi un assoggettamento sempre più profondo, o magari generatasi da un semplice e altrettanto spaventosa negligenza umana – stiamo lasciando che pure quello che di “paradisiaco” potrebbe ancora esserci venga invece fagocitato e annientato dalla tenebra infernale.
Eppure la speranza c’è, c’è ancora. In fondo Eliselle la indica fin da subito, ed è tanto ovvia e banale quanto preziosa, fondamentale: ne avrete ancora maggior conferma, di tale presenza salvifica, giungendo a conclusione della lettura di Fiabe dall’Inferno. Libro intenso, coinvolgente, vibrante, sfacciatamente realistico e insieme profondamente meditativo. Una meditazione – o, se preferite, una riflessione che è fondamentale fare, per il nostro bene comune. Per la nostra vita.

1 commento su “Eliselle, “Fiabe dall’Inferno” (Meme Publishers)”

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