Edgar A. Poe, “Il Diavolo schizzinoso – I racconti umoristici del maestro dell’orrore” (Robin Edizioni)

La Robin Edizioni, una piccola casa editrice a tutti gli effetti, compie un lavoro che sovente le omologhe più grosse non fanno per mera “cassa”, ovvero per seguire (chissà quali) strategie di mercato volte a guadagnare il più possibile sfruttando quanto più possibile i nomi classici della letteratura mondiale ma con il minimo sforzo, cioè con la pubblicazione dei titoli più celebri e più facilmente vendibili per fama, appunto.
Ad esempio (cascante a fagiolo, ça va sans dire), Edgar A. Poe – con la “A” di Allan puntata, come egli stesso si firmava – è da tutti gli appassionati di letteratura conosciuto come uno dei maestri dell’horror e del mistero; ma quanti sanno che fu pure uno dei primissimi precursori della letteratura umoristica moderna, madre di quella contemporanea – dallo scrivente parecchio amata, per inciso? Ecco qui, appunto, a seguito di quanto scrivevo in principio, Il Diavolo schizzinoso – I racconti umoristici del maestro dell’orrore, pubblicati dalla Robin Edizioni con la cura di R. Pettirossi: un volumetto (nemmeno 130 pagine in tutto) delizioso che, come detto, sta nella produzione dello scrittore americano un poco in disparte ma assolutamente non per demerito, semmai per la grande importanza e influenza che le opere “classiche” hanno conseguito nel tempo – il qual volumetto viceversa possiede ogni crisma per essere a sua volta considerato un piccolo/grande classico: per il valore letterario in sé, ovviamente, per la valenza antesignana e illuminante in tema di narrativa umoristica, e anche per la incredibile modernità che presenta in più parti di inalterata brillantezza.
Dello stile di Poe, inutile scriverlo, non c’è nulla da dire più di quanto si sia già detto, e meno di ciò che ha reso lo scrittore di Boston un pilastro della letteratura mondiale. Eppure, la lettura de Il Diavolo schizzinoso – I racconti umoristici del maestro dell’orrore risulta comunque una bella sorpresa. Siamo, come detto, agli albori del genere letterario umoristico, nella parte del mondo – quella anglosassone – che non a caso diverrà poi la culla della miglior letteratura umoristica, un primato che a mio modo di vedere risulta imbattuto a tutt’oggi. Certo di opere “comiche” o “buffe” ce ne sono sempre state fin dalla notte dei tempi letterari, d’altro canto quello stile peculiare del quale, come detto, gli autori di lingua inglese probabilmente più di altri saranno maestri e che giunge fino all’epoca contemporanea con relativamente poche variazioni, nasce proprio nell’Ottocento, quando la modernità sempre più preponderante e modellante la società civile comincia a generare in essa anche quelle piccole o grandi storture che diventano il bersaglio preferito degli autori umoristici. Nel caso di Poe, appunto uno dei più grandi inventori di storie letterarie di mistero e di paura, questa evidenza è del tutto palese, come se egli si ponesse in osservazione della realtà quotidiana intorno e da tale visione ricavasse la netta sensazione di due vie interpretative: una “scura”, diretta verso la trasformazione noir, misterica e orrorifica, certamente preponderante per inclinazione artistica e d’animo, e una invece più “chiara” e sbeffeggiante, ironica e umoristica. Così nascono i sei racconti de Il Diavolo schizzinoso: da “Bon-Bon”, pezzo che prende in giro il filosofeggiare senza capo ne coda di certuni grazie al Diavolo in persona che invece l’anima dei filosofi, quelli “veri”, se la mangia (ma che a mio parere è il racconto meno suggestivo del lotto) a “Gli occhiali”, ovvero come l’amore a prima vista possa essere assai pericoloso, se non si vede bene; da “X-ando un pezzo”, invece forse il miglior racconto, moderno e surreale al punto da non sfigurare quale testo di uno sketch dei Monty Python, a “Il milleduesimo racconto di Sheherazade”, che dona un finale ben diverso alla nota favola e si caratterizza per un’accezione molto modernista e scientista; da “Il diavolo nel campanile”, il racconto più prettamente satirico, che sbeffeggia la città di New York e il suo tessuto sociale, “teso” tra comunità olandese e irlandese, a “La beffa del pallone”, pubblicato su un giornale della stessa città in forma di falso articolo giornalistico e sensazionalistico, nel quale veniva annunciata la prima traversata dell’Oceano Atlantico su un aerostato in soli tre giorni, nel 1844. Cosa impossibile, naturalmente, ma che nella realtà scatenò una grande impressione, anticipando nel senso di quasi un secolo la celeberrima trasmissione radio di Orson Welles del 1938 sull’atterraggio di bellicose astronavi marziane sulla Terra.
Insomma: si parla di Edgar A. Poe come di un maestro, e non a caso. Certamente, accanto ai suoi titoli più celebri e celebrati, merita veramente di essere posto questo piccolo volume – piccolo nel formato e nello spessore sì, ma non certo nel valore e nel piacere di lettura che può regalare. Un libro assolutamente salutare, non c’è che dire.

1 commento su “Edgar A. Poe, “Il Diavolo schizzinoso – I racconti umoristici del maestro dell’orrore” (Robin Edizioni)”

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