Douglas Adams, “Dirk Gently, agenzia investigativa olistica” (Mondadori)

cop_dirk-gentlyNel campo delle espressioni artistiche in genere, sia classiche che contemporanee, capita spesso che un autore o un personaggio pur dotato di un ampio e prestigioso “curriculum” resti soprattutto legato nell’immaginario collettivo a una singola creazione, che maggior gradimento, suggestione, scalpore o altro di simile stampano indelebilmente, e in maniera assai identificante, nel ricordo dei più. Per intenderci: Leonardo è soprattutto la Gioconda, Beethoven la Quinta Sinfonia (col suo celeberrimo attacco Da-Da-Da-Daaannn!), Ungaretti è Mattina, Sean Connery è il James Bond per antonomasia, e così via.
Senza dubbio un simile principio può valere anche per Douglas Adams, il quale è, soprattutto, la Guida Galattica per Autostoppisti, uno dei romanzi umoristici più celebri del Novecento e tra i pochi, se non l’unico, a potersi meritoriamente fregiare del titolo di “capolavoro”, anche solo per la grande influenza “popolare” su una miriade di cose – dalla musica all’informatica al cinema e molto altro. Per questo, nel lettore che si trovi tra le mani un romanzo qualsiasi di Adams facilmente si para da subito nella mente la Guida Galattica come metro di paragone: un atteggiamento formalmente sbagliato ma sostanzialmente inevitabile, tanto originale e geniale è quel celebre volume. Questo potrebbe certamente accadere anche per un romanzo come Dirk Gently, agenzia investigativa olistica (Mondadori, 2012, traduzione di Andrea Buzzi; tit.orig. Dirk Gently’s Holistic Detectice Agency, 1987), pur se non direttamente correlabile alla serie della Guida Galattica, almeno in principio – perché è vero che poi il terzo libro di questa ulteriore serie con protagonista il bizzarro detective che crede nella fondamentale interconnessione di tutte le cose venne ritenuto dallo stesso Adams un romanzo valido sia come parte di tale serie che come sesto libro della serie della Guida Galattica: come a voler rimarcare che lo stile dello scrittore britannico è quello e da esso non ci si scappa, si narri di astronavi e alieni oppure di investigatori e… divani incastrati sulle scale!
Sì, lo stile è quello anche in Dirk Gently…, appunto, assolutamente montypythoniano (non a caso collaborò più volte con i maestri dello humor anglosassone nella scrittura di testi e sketches) e lo si capisce fin dalle prime pagine. Da esse si dipana la storia di Richard McDuff, giovane informatico che viene accusato dell’omicidio del proprio capo, Gordon Way, il quale lo crede responsabile dei ritardi nella preparazione di un nuovo software: ritardi dovuti al fatto che McDuff passerebbe il tempo in ufficio (e lo passa, in effetti) a capire come disincastrare un divano che è rimasto bloccato in cima alle scale d’ingresso del suo appartamento. Dopo l’incontro con un suo anziano docente degli anni del college, e in modo piuttosto rocambolesco, McDuff ritrova il vecchio compagno Svlad Cjelli, che ultimamente si fa chiamare Dirk Gently: l’originale e squattrinato detective non crede che l’amico Richard sia un omicida e intende dimostrarlo, interconnettendo olisticamente tutti gli elementi della storia, appunto – ai quali si aggiungeranno un monaco elettrico, un fantasma di quattro miliardi di anni, un’astronave in orbita terrestre, una macchina del tempo regolata da un abaco e il poeta Samuel T. Coleridge, in un crescendo assolutamente adamsiano che, ora sì, avvicina il romanzo al mood tipico dei libri della Guida Galattica.
Due cose in particolare risaltano durante la lettura del romanzo: la prima, una scarsa linearità della trama, che procede a lungo attraverso scene diverse (dacché sono tali, più che vere e proprie sottotrame) apparentemente parallele e scollegate l’una all’altra, le quali certamente creano i presupposti per l’interconnessione narrativa – non solo olistica! – necessaria a giungere alla conclusione del romanzo, ma che possono di contro generare un certo disorientamento nel lettore. La seconda, piuttosto insolita, è data dal fatto che Dirk Gently, personaggio principale del romanzo tanto da dare il titolo allo stesso, in realtà vi “entra” molto tardi: come protagonista attivo solo a pagina 140, dunque praticamente a metà del libro, mentre prima vi si accenna solo indirettamente, a pagina 50, e poi appare per la prima volta a pagina 104 ma, per così dire, in incognito. Tuttavia, da quando finalmente della storia diviene l’attore principale, quella scarsa linearità rimarcata poco fa trova finalmente risoluzione: la storia si definisce e si incanala verso il suo compimento, e questa maggiore compattezza della narrazione permette ad Adams di inserire in essa le parti più bizzarre e surreali – quegli elementi aggiuntivi che ho prima citato – senza andare oltre un certo limite di stravaganza, il quale peraltro in Adams è sempre mooooolto alto, ça va sans dire!
Inoltre, del romanzo Dirk Gently è veramente la forza trainante: un personaggio assolutamente brillante, geniale e divertente, che regge benissimo il confronto con quelli più celebri della Guida Galattica e che permette ad Adams di sfogare un’altra sua tipica peculiarità stilistica, l’intreccio spesso stretto delle invenzioni narrative con parti scientifiche ovvero filosofiche, come a voler fare che le une possano in qualche modo giustificare le altre e viceversa. E’ attorno al suo fulcro forte che il romanzo gira e viaggia verso la conclusione, vuoi anche perché in effetti Adams tiene gli altri protagonisti della storia sempre su un piano più arretrato: da un lato ciò potrebbe certamente rappresentare una debolezza del romanzo, ma d’altro canto credo che lo scopo primario dell’autore britannico fosse proprio questo: la creazione di un personaggio che potesse reggere il confronto con quelli, numerosi e tutti “intensi”, della Guida Galattica, attorno al quale costruire una nuova serie che rappresentasse un’evoluzione letteraria, oltre che tematica, dei capitoli della stessa.
Il tutto, fermo restando lo stile peculiare di Adams dal quale, lo ribadisco, non ci si scappa: questo rende Dirk Gently, agenzia investigativa olistica una lettura immancabile per ogni fan di Douglas Adams e per ogni cultore dello humor anglosassone (che poi, a ben vedere, è il padre di buona parte dell’umorismo che fa ridere la gente un po’ ovunque nel mondo!); per chi non conosca lo scrittore britannico, probabilmente sarà invece un’avventura letteraria molto particolare, forse una “sfida”: da affrontare ben sapendo che la Guida Galattica per Autostoppisti potrà nel caso vincere ogni dubbio e ogni diffidenza eventualmente sorti.

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