David Sedaris, “Holidays on ice” (Mondadori)

Mi sono avvicinato con non poche aspettative a questo libretto di David Sedaris, come mi accade ogni volta che, da buon cultore della letteratura umoristica moderna e contemporanea, posso “scoprire” un nuovo autore, e anche per la fama della quale m’era giunta voce dello scrittore americano, ritenuto tra i migliori, più feroci e dissacranti umoristi delle sue parti.
Holidays on ice (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, traduzione di Matteo Colombo), contrariamente a quanto raccontano molte cronache – e a quanto viene pure da pensare leggendo il risvolto di copertina – non racconta dell’esperienza vissuta da Sedaris come elfo di Babbo Natale in un grande magazzino, il cui esilarante resoconto radiofonico è stato il suo trampolino di lancio quale umorista. E’ invece un libricino (un’ottantina di pagine in tutto) composto da quattro racconti incentrati sul tema del Natale – o meglio, sulla decadenza e la corruzione della festa religiosa (o ritenuta tale) in caciara consumistica, nella quale l’americano medio (ma non solo lui e non solo laggiù, sia chiaro) sovente riesce a dare il peggio di sé. Il degrado del senso festivo natalizio diventa dunque per Sedaris l’arma tagliente per colpire e sferzare la società americana, tutte le irrazionalità e le idiozie messe in campo in quei momenti, le quali poi sono spesso il sintomo chiaro e inequivocabile d’un degrado non solo limitato al periodo natalizio, ma ben steso lungo l’intero anno e per tutta la vita quotidiana.
Quattro racconti, dicevo… Dinah, la zoccola di Natale apre la serie raccontando uno spaccato di vita familiare di Sedaris in modo più politically correct di quanto possa apparire ad una prima lettura, ma in verità l’ho trovato scialbo e poco interessante. Peccato sia stato posto in ingresso al libro, il lettore potrebbe ricavarne un sensazione non così positiva, dacché il racconto successivo, Al centro della prima fila con Thaddeus Bristol, è invece quanto meno divertente: in esso Sedaris diventa ferocissimo critico teatrale… delle classiche recite scolastiche natalizie (!), mettendo alla gogna bambini delle classi elementari grassi, viziati, prepotenti e/o inetti nelle loro interpretazioni dei personaggi del Natale. Una spietata e spassosa mitragliata nel mucchio, ma col mirino in realtà puntato sui genitori ovvero su quella società ottusamente consumistica della quale siffatti bambini sono figli…
Tratto da una storia vera è la parodia di un altro tipico personaggio da società americana contemporanea: l’imbonitore televisivo, che sia religioso, mediatico, commerciale o che altro, ma sempre fenomenale nel trovare il modo di ingannare la gente comune e di metterla con le spalle al muro, in modo che, se essa non prenderà la decisione che egli sta imponendo, non possa che sentirsi in terribile colpa. Infine Natale significa dare è un racconto surreale che narra della sfida a chi sappia dimostrare pubblicamente più generosità di due famiglie tanto danarose quanto in origine egoiste e menefreghiste (cioè arricchite di quella ricchezza che porta tanto benessere e nessuna nobiltà d’animo), che pur di dimostrare quanto sopra finiranno nella rovina più marcia, fisica e morale. Un chiaro riferimento a come certa “generosità”, o compassione, o misericordia che dir si voglia, sia in verità uno dei gesti più ipocriti che la società contemporanea – ribadisco, non solo americana – sia riuscita a generare.
Dotato di uno stile narrativo molto americano, veloce, ad effetto e ben commediato, per così dire – ovvero bell’e pronto per diventare testo teatrale o televisivo, come ho sempre l’impressione che scrivano gli autori americani, quasi che già pensassero, durante la stesura dei loro testi, a come renderli adatti alla trasposizione televisiva o cinematografica… Ma questa non è assolutamente una critica, sia chiaro! – Holidays on ice è una lettura rapida, divertente seppur non così profonda, nella quale Sedaris sfrutta input già noti, in certi casi quasi banali, per ricamarci sopra storie a cui unisce le proprie esperienze di vita, mettendo alla berlina sé stesso per mettere alla berlina il mondo che ha intorno, che è poi, appunto, e con la globalizzazione di ogni cosa ancora di più, del tutto simile al nostro mondo quotidiano. Gli manca un tot di grandezza letteraria, per così dire – ma forse sono io che sbaglio a pretenderla dentro volumi nati per essere venduti in milioni di copie…

2 pensieri su “David Sedaris, “Holidays on ice” (Mondadori)”

  1. Nel mio blog sto svilippando il calendario dell’Avvento letterario e al 17° posto ho inserito il libro di Sedaris che non ho avuto ancora il tempo di leggere e mi sono permessa di citare la tua recensione, spero non ti dispiaccia,

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