David Ohle, “L’era di Sinatra” (ISBN Edizioni)

Cop_era_sinatraResto sempre molto scettico di fronte alle indicazioni e ai “consigli” che a volte campeggiano sulle copertine dei libri, con lo scopo di solleticare l’interesse del potenziale lettore ancor più di quanto possano fare titolo e copertina dei libri stessi ma pure, ciò facendo, condizionandone in qualche modo la libertà d’acquisto. Per carità, nulla di male, i libri si pubblicano affinché vengano acquistati, prima che letti – e, sia chiaro, non mi sto riferendo a quelle citazioni entusiastiche e glorificanti sparate a caratteri ben leggibili sulle copertine di certi libri (“Il romanzo che ha fatto impazzire milioni di lettori!”, robe del genere, ecco…) le quali, solitamente, sulle copertine vi stanno proprio per cercare di nascondere dietro quel loro “strillare” l’assai probabile pochezza letteraria del libro stesso (e difatti, solitamente, più citazioni di quel tipo vi sono, meno valido il libro è, dato che, ça va sans dire, quando di valore lo è non ha certo bisogno di simili sparate da bieco rotocalco di gossip!)
Posto ciò, devo però ammettere che per un libro come L’era di Sinatra di David Ohle, (ISBN Edizioni, 2007, traduzione di Matteo Colombo; orig. Age of Sinatra, 2004) la presenza di una “indicazione” è anche ammissibile, in forza delle classiche e super minimali copertine della casa editrice milanese (che l’illustrazione l’hanno, ma nelle facciate interne delle stesse), e vuoi anche perché David Ohle è poco meno che un UFO nel panorama letterario internazionale, al punto che nemmeno Wikipedia ha un articolo su di lui. Fatto sta che l’indicazione sulla copertina del libro, a mo’ di sottotitolo dello stesso, dice: Un romanzo molto strano. Il che vuol dire tutto e vuol dire nulla, dacché si potrebbe poi stare qui a disquisire per ore su cosa si possa e debba intendere in letteratura contemporanea col termine “strano”. D’altro canto, strano è certamente che L’era di Sinatra sia la continuazione di un precedente romanzo, Motorman, pubblicato ben 32 anni prima, il che fa di Ohle uno scrittore altrettanto strano ovvero atipico, nel panorama editoriale di oggi in cui regna una possente bulimia produttiva di matrice meramente commerciale!
In effetti, forse non si può nemmeno considerare David Ohle uno “scrittore” nel senso classico del termine – di professione è docente universitario di scrittura creativa presso l’Università del Kansas – e la sua produzione editoriale resta a tutt’oggi alquanto scarsa. L’era di Sinatra lo dimostra bene: non un romanzo strano, non mi viene di definirlo in tal modo (ripeto: cosa si dovrebbe intendere con “strano” in letteratura?), ma senza dubbio è uno di quei libri sufficientemente particolari da, penso, dividere nettamente il giudizio dei lettori: o lo si ama alla follia o lo si trova irritante al punto da odiarlo. Racconta di un tizio, Moldenke, il quale (leggo dalla sinossi interna) “ha quattro cuori di pecora, ma iniziano a perdere colpi. Da bambino, per farlo tacere, sua mamma gli cuciva la bocca con ago e filo. Da allora tutto è cambiato: ci si trapianta per bellezza orecchie di maiale e si mangia dal corpo di strane creature. Un dittatore comico e terribile punisce innocenti e colpevoli, perché il crimine è un fallimento collettivo”… Il tutto in un mondo ricreato partendo da un semplice assunto – che ci rivela Mario Bonaldi (editor di ISBN) nella prefazione al testo – ovvero dalla possibilità che, durante il ciclo evolutivo del genere umano, qualcosa non sia andato come poi è andato ma in modo un po’ diverso, anche solo per un atomo in più o in meno nella struttura biologica dell’uomo. Risultato: un mondo sostanzialmente simile al nostro ma con certe caratteristiche a dir poco bizzarre (come quelle citate nella sinossi), abitato da tre razze diverse – gli umani, i neutrodini e i fetidi – la cui civiltà ogni tot anni si dimentica tutto quanto è accaduto fino a quel punto e riparte da zero – lo stesso Moldenke non si ricorda il proprio nome ma solo il cognome – e nel quale il cibo più prelibato in assoluto è una ghiandola verde prodotta dai sopra citati neutrodini. Un mondo strampalato che tuttavia, sotto molti aspetti metaforici ma nemmeno troppo, ricorda parecchio l’America degli ultimi decenni – che a sua volta, inutile dirlo, è “madre” della storia di buona parte del mondo occidentale, e che Ohle si diverte ad infarcire di trovate parecchio bislacche (i flocculi, ad esempio, o il malzio fermentato, i pedalbus… beh, se leggerete il libro capirete meglio tutto quanto) che se da un lato rendono la narrazione anche troppo astrusa, dall’altro celano a loro volta dietro la bizzarria certe altrettanto bizzarre (ma concrete) realtà del nostro “normale” mondo quotidiano.
Ecco, se qualcosa di questo libro potrebbe infastidire qualcuno, forse mi verrebbe da pensare alla narrazione piuttosto sbilenca e non troppo lineare – che nelle prime stesure del romanzo era ancora meno lineare, come lo stesso David Ohle rivela in una intervista con l’editore pubblicata in calce al testo. In effetti L’era di Sinatra non ha una storia vera e propria, dotata di logica cronologica e/o narrativa, vivendo più su situazioni e momenti nei quali i vari personaggi sono protagonisti del racconto degli eventi; il filo rosso è piuttosto attorcigliato, tuttavia viene da pensare che non potrebbe essere altrimenti, vista la particolarità degli stessi eventi. Inoltre, la difficile catalogabilità del romanzo – che non è fantascienza, non è umoristico, non è drammatico, non è ucronico in senso stretto – potrebbe indurre in confusione valutativa qualche lettore, ma pure rappresentare un valore aggiunto per altri lettori in cerca di qualcosa fuori dagli schemi. Il mondo creato da Ohle è un po’ fantascientifico, un po’ apocalittico, un poco steampunk, parecchio surreale e, sotto certi aspetti, appoggiato ad una sorta di riflessione filosofica elaborata da un intelletto parecchio anarchico e insofferente agli schemi di pensiero tradizionali.
Insomma: vogliamo effettivamente definirlo “strano”? Massì, acconsento, fermo restando quanto già ribadito su questo termine; ancor più, è di sicuro un romanzo parecchio immaginoso, per scrivere il quale il suo autore non s’è fatto certo problemi di infrangere eventuali limiti logico-razionali, anche a scapito della linearità di lettura, e dal mio punto di vista questo è un grandissimo pregio. La creatività è tale solo quando riesce ad andare oltre i paletti metodici entro i quali rischia di restare al mero stato di stravaganza (e per questo soffocata), e se finisce in ambiti che qualcuno non riesce più ad afferrare, considerandoli troppo astrusi, beh, è un rischio inevitabile. Devo dire che David Ohle ha fatto questo e pure bene: chiunque voglia leggersi qualcosa di parecchio insolito, non temendo il pericolo di trovarsi ad ogni pagina ad avere a che fare con qualcosa di strampalato tanto da parere quasi sconclusionato, troverà in L’era di Sinatra di che riempire qualche divertente ora di lettura.
In fondo, non è molto più strano definirsi “lettori” e leggere libri talmente insulsi da essere meno letterari di uno scontrino del supermercato?

3 pensieri su “David Ohle, “L’era di Sinatra” (ISBN Edizioni)”

  1. Sembra veramente strano, al di là di quello che si dovrebbe o non si dovrebbe intendere con “strano”. Però se scrivi delle recensioni così accattivanti, potesti anche convincere qualcuno a leggerlo 😉

    1. In effetti, più che “strano”, per un romanzo così potrebbe andare meglio il termine “folle”. Ma sai, “follia” è una parola parecchio “traballante” e facilmente travisabile, può essere sinonimo di genialità come di effettiva demenza… Similmente, ‘sto romanzo suppongo farà impazzire tanti così come per tanti altri risulterà insopportabile. A me, che sono un po’ matto (solo perché parlo con gli alieni… ma non è colpa mia, sono loro che mi chiamano di continuo!), è piaciuto parecchio! 😀

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