Caterina Carpinato (a cura di), “Nuovi narratori greci” (Edizioni Theoria)

cop_nuovi-narratori-greciNegli ultimi anni dalla Grecia abbiamo ricevuto quasi soltanto notizie tristi e drammatiche, che ci hanno delineato una situazione di crisi economica e sociale tanto inedita nel panorama europeo e occidentale quanto preoccupante anche (o forse soprattutto) in prospettiva di situazioni analoghe (ogni riferimento italico è puramente voluto!). I media ci hanno detto che la crisi greca era soprattutto causata da un grave dissesto politico, che poi ha generato quello finanziario con tutti gli annessi e connessi del caso, ma è risaputo che, molto spesso, i media tendono a costruire da realtà effettive verità relative, per motivi risaputi e che non è comunque il caso ora di approfondire. Inoltre, agli appassionati di cultura non è sfuggita l’evidenza che ad essere così in gravi condizioni è il paese culla della civiltà e di buona parte del pensiero europei, quello in cui è nata la democrazia, e dove pure si è sviluppata la letteratura per come ancora oggi noi la intendiamo.
Posto ciò, ho sfruttato la mia abituale curiosità verso panorami letterari a me poco noti per capire se, nella letteratura moderna e contemporanea greca, vi fossero le avvisaglie di quella situazione dalla quale è scaturita la crisi – visto come le arti, quasi sempre prima e meglio di qualsiasi altra cosa, sanno leggere nel profondo la realtà, interpretarla e renderla comprensibile, o quanto meno illuminata, al grande pubblico. Mi sono dunque affidato, per tale mio scopo, a Nuovi narratori greci, una raccolta di racconti scritti da nove dei più importanti e conosciuti (in patria) scrittori ellenici, curata da Caterina Carpinato per le Edizioni Theoria (e uscita nella collana “Ritmi”).
Preciso subito che la raccolta è stata edita in prima edizione nel 1993: parrebbe dunque ormai datata, a prima vista, eppure proprio la sua data di uscita mi è parsa molto interessante, piazzandosi giusto a metà del quarantennio che separa i giorni d’oggi con il 1974, anno in cui venne rovesciato il regime dittatoriale dei colonnelli e, sostanzialmente, nacque la Grecia odierna. 40 anni nei quali – semplifico, ma nemmeno troppo – si sono generate quelle condizioni (politiche ed economiche ma pure sociali e culturali) poi divenute fonte della crisi, se non causa, e che si possono idealmente dividere in due ventenni: l’uno di rinascita dopo la dittatura, e l’altro di decadenza verso la situazione di questi anni. I racconti della raccolta sono stati tutti scritti e pubblicati nel primo ventennio, quindi in un momento privilegiato, se così si può dire, per cogliere il meglio di esso ma pure per percepire e intuire – per via della suddetta virtù “profetica” delle arti – quanto sarebbe accaduto successivamente, e compiendo ciò non solo attraverso le tematiche trattate nei testi ma pure con il loro mood, con l’atmosfera, le caratterizzazioni dei personaggi e, naturalmente, con lo stile letterario. E in effetti così è.
Già Kostas Tachtsìs, il primo dei nove autori presentati, lo lascia intendere, quando nel racconto intitolato “Mia nonna Atene” scrive “Sono ateniese, e da almeno cinque generazioni. Per quarant’anni ho visto cambiare, in peggio, moltissime cose”, denunciando una decadenza dell’entità cittadina, quindi anche sociale, e intuendone tutta la pericolosità. (Si potrebbero qui aprire discorsi abbastanza ovvi quanto pragmatici su come la classe politica di una paese sia specchio inevitabile della sua società e viceversa ma, appunto, mi allontanerei troppo dal senso di questo articolo.) Oppure, più avanti, Nikos Chuliaràs, che in “L’ora che per tutti è la stessa” evidenzia come “ogni convenzione è un imbroglio, e la vita stessa non è altro che una rappresentazione teatrale raffazzonata e basta.” Convenzioni ovvero conformismi, perbenismi, moralismi che troppo spesso e troppo profondamente fanno da base alle società contemporanee di matrice occidentale.
Ma Nuovi narratori greci è anche una raccolta estremamente interessante e illuminante dal punto di vista letterario. Di letteratura greca contemporanea, da noi e non solo, si conosce veramente poco, e i nove autori della raccolta mi presentano un panorama intrigante e, sotto certi aspetti, quasi sorprendente, per il quale il retaggio classico resta ineluttabile fondamenta così come la realtà socio-politica del paese (durante e post-dittatura), che tuttavia non diventa elemento così preponderante nelle strutture narrative, palesandosi più come evidenza inevitabile, realtà che c’è e non si può far nulla altrimenti e dunque amen, che se ne stia lì, tanto la vita quotidiana delle persone va avanti comunque e va in ogni caso altrove. Forse anche per questo si notano altri elementi importanti nei testi della raccolta: un certo realistico disincanto, una frequente componente onirica, a volte quasi una freddezza nel trattare la quotidianità, che non è quella tipica freddezza, ad esempio, della letteratura nordeuropea, tanto genetica quanto assolutamente consapevole e razionale: qui semmai è un distacco quasi abulico, proprio di individui che pare si rendano conto che poco possono fare per cambiare le realtà vissute e che quasi subiscono, dunque, con atteggiamento fatalista e disingannato.
Sui nove autori inclusi nella raccolta (in ordine sparso): ho già detto di Kostas Tachtsìs, coi suoi due racconti di stampo quasi neorealista (in senso italiano, voglio dire), e di Nikos Chuliaràs, autore di brani spesso molto brevi e supremamente disincantati. C’è poi Ersi Sotiropùlu, onirica e surreale; Menis Kumandarèas, che coglie l’inizio della decadenza sociale pur in fatti del tutto quotidiani; Dèspina Tomasani, che invece recupera e in qualche modo metaforizza polverosi ricordi d’infanzia; Christos Vakalòpulos si impegna a cogliere barlumi di speranza e d’ottimismo in storie all’apparenza ordinarie, mentre Apòstolos Doxiadis è quello più vicino alla tradizione letteraria ellenica classica e bizantina. Sotiris Kakisis indaga invece del quotidiano ordinario la parte oscura, quella che spesso inconsciamente genera malessere e dolore; Petros Ambatzoglu, infine, mi è parso il più originale, con le sue narrazioni – definite emotional fiction – che rendono del tutto evanescenti le dimensioni spazio-temporali nelle quali sono ambientate.
Una ottima e illuminante raccolta, dunque, consigliabilissima per conoscere un panorama letterario assai poco noto e per capire meglio la situazione sociopolitica greca contemporanea, appunto. Ma mi tocca chiudere con una nota dolente: Nuovi narratori greci è di difficile reperimento, e rintracciabile solo sul web o in qualche libreria dotata di libri usati o fuori catalogo – dove io l’ho trovato: ciò perché la Edizioni Theoria ha chiuso da tempo (nel 1995, per quanto ho potuto sapere dal web), nonostante il suo catalogo parecchio valido. Un ennesimo “momento buio” dell’editoria italiana, prova di una crisi culturale in corso da tempo e che, per essere franchi, non è così diversa, nei principi alla base, da quella che sta sconvolgendo la Grecia.

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1 commento su “Caterina Carpinato (a cura di), “Nuovi narratori greci” (Edizioni Theoria)”

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