Arto Paasilinna, “Le dieci donne del Cavaliere” (Iperborea)

cop_lediecidonnedelcavaliereAvendo letto praticamente tutto quanto è stato pubblicato in Italia di Arto Paasilinna – probabilmente il più celebre e celebrato scrittore nordico contemporaneo nonché, per lo scrivente, tra i 5 più “ispiranti” – e avendone regolarmente scritto, per ciascuna di quelle letture, le relative recensioni, prima di affrontare questo romanzo ho temuto di correre il rischio di dover ripetere cose già scritte e affermate, su di lui e i suoi libri. Sarebbe peraltro quasi inevitabile non rimarcare nuovamente le evidenze fondamentali al riguardo, come il fatto che l’autore finnico sia in senso assoluto forse il più rappresentativo del peculiare stile letterario scandinavo (si intenda qui la Scandinavia nella sua versione “allargata”, dacché sovente i finlandesi, popolo assai fiero delle proprie origini e tipicità nazionali, non amano essere inclusi nell’accezione geografica comune di quel termine, o meglio amano rivendicare la propria “originalità” anche rispetto ai vicini/cugini nordici), come in esso fortuna e tragedia si possano fondere in tutta pacatezza e senza eccessi linguistici iperbolici da letteratura mainstream, o ancora come non manchi mai la presenza attiva, spesso da vera e propria protagonista, della Natura…
Tuttavia, in questo Le dieci donne del Cavaliere (Iperborea 2011, traduzione di Marcello Ganassini; orig. Kymmenen riivinrautaa, 2001), penultimo romanzo in ordine di tempo pubblicato in Italia, devo ammettere che Paasilinna ha saputo nuovamente offrirmi non pochi spunti di dissertazione e ciò fin dal principio, ovvero dalla primaria considerazione che Le dieci donne del Cavaliere presenta delle caratteristiche piuttosto inconsuete rispetto alla produzione “classica” dell’autore finnico… Una delle matrici fondamentali delle storie di Paasilinna è l’ironia, sovente spassosa tanto da ridere a crepapelle nel leggere certi passaggi dei suoi libri e comunque sempre assolutamente “nordica”, ovvero intelligente, pacata e sagace. In questo romanzo, invece, mi pare che abbia voluto spingere più del solito la propria ironia verso la parodia, affidando soprattutto ad essa l’analisi e la riflessione sui personaggi del romanzo e sulle loro bizzarre vicende, mettendo per questa volta da parte alcune delle tematiche più care – l’ambientalismo, la critica sociale generale, l’analisi sottile sulle stupidaggini che il genere umano ha compiuto e compie troppo spesso nella sua storia – per concentrarsi soprattutto su un solo “tipo umano”: Rauno Rämekorpi, il Cavaliere citato nel titolo del romanzo, e su ciò che rappresenta.
Impossibile non notare che, evidentemente, il titolo di Cavaliere anche in Finlandia viene meritato da personaggi a dir poco sopra le righe: Rämekorpi è un ricco industriale – anzi, un tipico arricchito come tanti ce ne sono pure da noi – che, compiuti i 60 anni e ritrovatosi la casa piena di omaggi floreali e una moglie sofferente d’asma, con la complicità di un simpatico e scaltro tassista – Seppo Sorjonen, personaggio già presente in altri romanzi di Paasilinna, sorta di tipico “uomo della strada” finnico – decide di fare dono di quei meravigliosi fiori a un tot di donne di sua conoscenza, che per un motivo o per l’altro siano a lui legate e, per così dire, debitrici di qualcosa. Il tutto, ovviamente, con intenti concupiscenti e fedifraghi, forte della propria presenza sociale e del relativo sentirsi un po’ in diritto di poter fare ciò che vuole. Tuttavia le sue amanti, pagato il debito carnale non senza lasciarsi conquistare dall’aspetto romantico della questione – che invece Rämekorpi nemmeno è capace di concepire – ad un nuovo tour delle stesse nelle vesti d’un Babbo Natale elargitore di doni non solo tipicamente natalizi troveranno il modo di vendicarsi, e con quell’astuta spietatezza che solo le donne, quando necessario e soprattutto se c’è da colpire il più rozzo e bieco maschilismo, sanno mettere in atto…
Confesso che, nel leggere delle avventure libertine di Rauno Rämekorpi – avendo io girato in lungo e in largo la Finlandia e piuttosto ben conosciuto il tipico carattere della sua gente, a dir poco opposto rispetto a quello del protagonista suddetto (lassù si dice, con simpatica autoironia, che il finlandese medio è talmente freddo che riserva l’abbraccio con una donna ai preliminari dell’atto sessuale!) – mi sono chiesto se Paasilinna stavolta non avesse un po’ esagerato con le folli galoppate della sua fantasia… Nel proseguire poi con la lettura del romanzo, mi è risultata invece più evidente la matrice parodistica della vicenda narrata, e la volontà dell’autore di “spiattellare” di fronte al lettore senza alcuna pur minima zona d’ombra la misera condizione umana alla quale si può ridurre chi si fa accecare dal denaro e dal potere. Rauno Rämekorpi – che poi in fondo è una figura assolutamente simpatica e nostrana, pure generosa e disponibile con le sue donne – anche quando comincia a sospettare del tiro che le amanti gli stanno per tirare non riesce a fermarsi, non ritiene di essere così in pericolo ovvero a comprendere che la sua avventura a sfondo fedifrago possa essere così deprecabile e condannabile. Addirittura, dopo il bis natalizio, se ne torna a casa dalla moglie come se nulla fosse, persino indignandosi quando la stessa – a conoscenza di quanto abbia combinato il marito e della sorte che lo sta aspettando – comincia a presentargli il conto attraverso una indignata ramanzina… In effetti, mi viene quasi da pensare che l’intento parodistico sul quale, a mio parere, Paasilinna ha costruito la storia de Le dieci donne del Cavaliere non si fermi solo al singolo personaggio e ai suoi guai, ma in qualche modo voglia auto ironizzare su quel citato tipico carattere della gente finlandese, a volte troppo chiuso in sé stesso al punto da generare poi legami sociali distorti e sopra le righe quando si impegni in essi nella vita quotidiana. Sia chiaro: avendolo conosciuto direttamente, come detto, io ho trovato il carattere finlandese del tutto piacevole – di sicuro anche per consonanza personale; ma, ovvio, io finlandese non lo sono mentre Paasilinna lo è all’ennesima potenza, vista la sua biografia, dunque l’analisi sociale che è possibile trarre da Le dieci donne del Cavaliere risulta per certi versi ancor più interessante e illuminante, essendo anche capace di andare oltre i confini nazionali per individuare e fotografare in modo del tutto pregnante innumerevoli altri “Rauno Rämekorpi” che si possono trovare in qualsiasi parte del mondo – e, inutile dirlo, a sud delle Alpi in modo particolare.
Come al solito la lettura di Paasilinna risulta piacevolissima, divertente, a volte spassosa, sempre acuta e intelligente: per quanto mi riguarda consigliabile a scatola chiusa, insomma. Inoltre – sì, lo rimarco nuovamente dacché è inevitabile, ve l’avevo detto – Arto Paasilinna è “lo” scrittore nordico per eccellenza, una delle migliori porte d’ingresso al mondo letterario scandinavo verso la conoscenza delle sue visioni narrative e delle relative peculiarità. Un mondo che ritengo tra i più apprezzabili in assoluto nel panorama della letteratura contemporanea – e forse è anche per questo che lassù si riscontrano i più alti numeri di lettura libri/pro capite del pianeta… Beh, non sarebbe male, anche grazie a Paasilinna e ai suoi libri, tentare di raggiungere quei numeri, anche qui!

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4 pensieri su “Arto Paasilinna, “Le dieci donne del Cavaliere” (Iperborea)”

    1. Ciao Giampiero, e piacere di conoscerti!
      Stavo giusto ora gironzolando nel tuo blog… Molto bello, minimale ma ricco di contenuti interessanti. Ci “vedremo” di frequente, di sicuro… E grazie di cuore per la tua opinione della mia recensione!

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