AA.VV., “Abitare le Alpi. Insediamenti rurali e cultura del paesaggio” (Centro Studi Valle Imagna)

Progetto2Qualche tempo fa pubblicavo un articolo, qui nel blog, nel quale sostenevo come dalla montagna – la derelitta (in Italia) montagna, zona del paese troppe volte e per troppo tempo lasciata dalla politica ai margini delle strategie di sviluppo e di progresso nonché costretta ad un declino culturale autonichilista ovvero indotto dall’imposizione di modelli di gestione amministrativa del tutto avulsi dal peculiare contesto ambientale, sociale, antropologico e quant’altro – potesse discendere la salvezza (culturale, ma non solo) della nostra società. Ciò perché – scrivevo e ne sono certo oggi più di allora – la montagna, nonostante tutto, ha conservato alcuni dei valori culturali fondamentali per il buon vivere collettivo che la società del piano, quella post-moderna, post-industriale, post-urbana, sempre più in balìa della società liquida e assediata dalla pandemia dei non luoghi (per citare due concetti cardine della sociologia contemporanea), ha smarrito e ora necessita terribilmente.
Posto ciò, trovo Abitare le Alpi. Insediamenti rurali e cultura del paesaggio, ponderoso tanto quanto tematicamente ricco volume pubblicato dal Centro Studi Valle Imagna (una delle migliori associazioni culturali nelle Alpi italiane in tema di ricerca, studio e promozione dei processi culturali per la riscoperta e la valorizzazione della storia sociale delle comunità di Valle Imagna, in primis, ma delle dinamiche di salvaguardia e sviluppo delle zone montane in genere) una lettura fondamentale per quanto inizialmente affermato, nonostante sia una pubblicazione edita nel 2007. Anzi, potrei anche dire che questi (quasi) 10 anni di distanza dalla pubblicazione originaria ne abbiano pure accresciuto il valore.
Abitare le Alpi, infatti, raccoglie gli atti del Congresso transalpino tenutosi a Costa Valle Imagna dal 22 al 24 settembre 2006, nell’ambito della rassegna culturale Incontri Tra/Montani, sul tema che titolo e ancor più sottotitolo del volume identificano bene: la realtà storica e attuale delle residenze (di vita e/o di lavoro) dell’uomo nelle terre alte in tutte le sue sfaccettature culturali, nonché il relativo rapporto con il paesaggio montano e il suo Genius Loci. Il valore notevole del volume è dato innanzi tutto dalla assai articolata messe di documenti e argomentazioni sul tema offerti al lettore, spazianti dalle riflessioni principalmente teoriche di matrice sociologica e antropologica alle disquisizioni architettoniche ed etnografiche – nonché, per certi versi, anche politiche, intendendo il termine nella sua accezione più nobile – di natura pratica; inoltre, quel valore diviene ancora più notevole se si considera le firme assolutamente prestigiose in calce ai contributi pubblicati: fare alcuni nomi risulterebbe esercizio imperdonabile per chi non venisse citato – dacché l’elenco sarebbe pure piuttosto lungo, peraltro! – tuttavia mi sia consentito di citare almeno Annibale Salsa, all’epoca della pubblicazione del volume Presidente Generale del CAI ma, soprattutto, uno dei più importanti antropologi italiani nonché tra i massimi esperti di cultura delle zone montane.
Ugualmente, tornando ai contributi presenti, tutti contribuiscono a formare il valore culturale del volume al punto che citarne alcuni piuttosto che altri sarebbe nuovamente un esercizio assai arbitrario. Ciò anche perché, a ben vedere, la montagna presenta una tale poliedricità di aspetti, situazioni, visioni, elementi, realtà, oggettività, potenzialità progettuali teoriche e pratiche, materiali e immateriali – una poliedricità nuovamente troppo spesso sottovalutata dalla politica e dalle istituzioni, fors’anche strategicamente, ovvero storpiata e deformata per conseguire meri tornaconti privati – che veramente il pur ponderoso volume di cui vi sto dicendo risulta alla fine un’inevitabile compendio dei temi e degli argomenti dissertabili sul merito. Per di più, altrettanta ponderosità si potrebbe generare sul tema dell’importanza del valore che oggi, nella nostra era globalizzata e ultra-consumistica, possiede la montagna, pure al di là di tutte le cose pratiche relative alla sua quotidianità.
La montagna è un patrimonio ambientale e culturale di immenso valore collettivo: è un tesoro che tutti noi abbiamo, la cui difesa e salvaguardia inevitabilmente apporta benefici a tutti, pure al cittadino più cittadino che vi sia, quello che la montagna non la vede nemmeno in cartolina. Troppe volte l’Italia s’è dimenticata di essere un paese per sua gran parte montano, e troppo spesso non ha saputo gestire la ricchezza data dal possedere, in un così limitato spazio geofisico, tanto mare e tanti monti, intervenendo in modi di frequente errati e impropri generando così un cortocircuito culturale, politico e amministrativo.
La città post-moderna di oggi, invece, ha una grande necessità di studiare il modus vivendi montano, la virtù dell’abitare in luoghi ritenuti ancora oggi da tanti depressi, sottosviluppati, utili solo a belle scampagnate domenicali o, in inverno, a divertenti sciate. Invece tra gli alti monti e le profonde vallate alpine e appenniniche si è conservato un tesoro (appunto!) di cultura dal valore inestimabile: non c’è solo da studiarlo e musealizzarlo, bensì è da analizzare, comprendere e valutare in tutte le sue potenzialità. Le quali, ribadisco, in molti casi servirebbero e farebbero bene anche alla metropoli più grande e iper-urbanizzata, così ricca di apparenti attrattive ma, a ben vedere, così povera di identità culturale.
Abitare le Alpi è un volume assolutamente interessante e intrigante da leggere. Anche per quelli, prima citati, che le montagne non le vedono nemmeno in cartolina ma che, dopo la lettura, sono certo ne vorranno quanto prima respirare l’aria fine e godere delle visioni “superiori”. D’altro canto, è dall’alto che si vede meglio il mondo e al meglio se ne distinguono le sue realtà, no?

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