We are… No, we WAS all made of stars…

Una delle cose che in assoluto più contesto al genere umano contemporaneo, è quella di stare per perdere del tutto – o averla già persa, forse – la capacità di alzare gli occhi e osservare il cielo stellato. Che diamine, tutta quella bellezza possente, sublime, tutta quella infinità appena lì sopra il naso, tutto quel potersi finalmente “staccare” dalle basse cose quotidiane semplicemente buttando lassù lo sguardo… E invece? Ormai quasi nulla, tutti incantati da ben altri generi di sfavillii, moooolto meno belli e, soprattutto, molto più idioti.
Penso proprio che sia anche per l’aver perso questa capacità che l’umanità di oggi – una gran parte di essa di sicuro – appaia così spesso stupida, brutta, opaca…

N.B.: We are all made of stars, a cui il titolo del post si ispira, è il titolo di noto un brano musicale di Moby del 2002.

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John Kennedy Toole, “Una banda di idioti”

John Kennedy Toole non è certo un nome che si ricordi nella narrativa americana del secondo Novecento; scrisse solo un paio di romanzi nel corso di una vita del tutto normale e breve, visto che si tolse la vita nel 1969 a soli trentadue anni, e uno di essi è Una Banda di Idioti, che Marcos Y Marcos pubblica in Italia nella traduzione di Luciana Bianciardi e con la prestigiosa prefazione di Stefano Benni.
Leggetene la recensione qui, ovvero nella pagina relativa del blog…

La Città della Simulazione

Città, ventunesimo secolo, anno 2011: disteso corpo tentacolare di altissimi edifici, altri ancora più alti in costruzione – in ostruzione inveterata della vista verso l’orizzonte del tempo, scenografica sky-line dominante e di sotto un labirintico reticolo di incroci confluenze analogie di innumerevoli parole come altrettanti edifici d’una città sovrapposta e sopra ancora quelle dei discorsi di chi ha “vinto” il privilegio di vivere al di sopra della nebbia che tutto avvolge – anche e soprattutto quando nebbia non ce n’è… Cos’è la città, oggi? Cos’è la vita in città? – realtà, finzione, sceneggiatura, elegia, dramma? Le strade del centro città sembrano lastricate di denaro, ma due svolte oltre i rilucenti viali alberati, grigi muri di periferia infondono (in)urbana soggezione nello spirito, e accanto ad essi, ai piedi dei divieti di scarico immondizie, l’antinomia diventa completa. La mappa urbana traccia gli sfondi di una anomala scenografia post-moderna, mentre il cielo al di sopra si fa’ cupo di tutte le parole spese da un copione senza più filo logico: occorre ritrovarlo, ricuperarlo, ritornare a che i passi compiuti nel traversare il corpo della città siano nuovamente linfa per esso, non più liquido di suppurazione… Vivere nella città, la città come propria realtà, la propria vita come vita della città – o languire come inutili figuranti nella sfigurata…
Citta’ della Simulazione.

Luca Rota – Tiziano Milani
The City of Simulation | La Città della Simulazione
14 poesie audiovisuali su CDr
Una produzione Setola di Maiale, 2010

Cliccate QUI, per saperne di più, o sulla cover del CD, per visitarne il website…

Afa!

Accidenti! In questi giorni l’afa provoca un tasso di umidità talmente elevato che ho chiaramente visto le rondini del nido sotto il tetto qui sopra indossare maschera e boccaglio! E altrettanto chiaramente le ho viste procurarsi gli insetti di cui cibarsi con una canna da pesca! Incredibile!
So che non ci credete, e infatti avrei voluto documentare il tutto con una fotografia, ma purtroppo la mia macchina fotografica non è adatta a scattare foto subacquee…

Il “valore” dell’ignorare…


Giuseppe Stampone, Passpartout automatico
Opera in copertina del numero 54 – Dicembre 2008 di Exibart.onpaper

«È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina».
Henry Ford

Ha quasi un secolo, questa dichiarazione…
Ecco. Non serve aggiungere altro.