Discriminazioni

Ora vi dico cosa è successo a Sandro – o meglio, cosa gli hanno combinato… – a volte è veramente incredibile constatare su cosa certe gente costruisca una bella e buona discriminazione, su quali piccolezze, insignificanze, artificiosità senza una reale logica si facciano scelte e si prendano decisioni che discriminano, appunto, solo, perché non si riesca a comprendere qualcosa che ci si trova di fronte, e se quel qualcosa rappresenta un ostacolo, pur irrilevante, non si trova la volontà di superarlo, o quanto meno di girarvi attorno… In fondo, è quanto anch’io sto sperimentando con Miasmine…
Comunque, vi racconto: sapete già che ho insegnato a Sandro i rudimenti della guida automobilistica, e tuttavia che fino a qualche tempo fa mostrasse parecchi impicci nel metterli in pratica, soprattutto nell’uso del cambio; bene, devo dire che negli ultimi tempi ha invece fatto notevoli progressi – anche perché, in tutta sincerità, gli ho eliminato il problema alla radice, convertendo il cambio manuale della mia utilitaria in cambio automatico (uh, niente di speciale, basta qualche ingranaggio epicicloidale e un banalissimo microprocessore di controllo…): in tal modo non deve far altro che pensare a guidare, e per inserire la retromarcia, sua maggiore difficoltà all’inizio, gli basta un colpo di zampa alla leva del cambio… Così, lo devo ammettere, i suoi progressi sono stati così grandi e entusiasmanti, tanto da ritenerlo pronto per tentare di sostenere l’esame pratico come privatista presso una scuola guida: ci pensate, il primo cane al mondo (credo…) patentato?! Una cosa da guinness dei primati!…
Purtroppo, da qui in poi sono cominciati i “problemi”, se così si possono definire… Prima, convincere l’istruttore su che fosse un cane (“Un cane?”, “Sì, un cane!”, “Ma… Un cane?”, Siiiì, un canee!”, “Ma proprio un cane?”… Avanti così, per quasi un’ora!…) a dover sostenere l’esame, poi vincere la sua incredulità e mostrargli nel parcheggio di un grosso supermercato come Sandro sapesse guidare – e da quel momento l’istruttore ha assunto una bizzarra espressione sul viso, tipo “mi sono apparse la Madonna, Afrodite, Ishtar, Freyja e Wonder Woman tutte insieme nello stesso momento”, espressione che gli resterà in viso fino all’ultimo – poi ancora persuaderlo all’uso dell’auto con cambio automatico con identico valore “valutativo” di quella con il cambio manuale (“Insomma… Chiuda un occhio… E’ un cane, in fondo, mica le chiedo di patentare un frigorifero!…”), e finalmente l’esame, che peraltro Sandro supera brillantemente… A questo punto, cosa salta fuori? Beh, salta fuori, in buona sostanza, che Sandro non può guidare, non può essere patentato, e tutto perché la patente, per essere valida, deve riportare la firma del suo titolare: e come fa un cane, creatura dotata di zampe senza dita prensili, a prendere in mano una penna e scrivere? E poi, avete mai sentito che i cani sappiano scrivere?
Così, accidenti, Sandro non ha potuto ottenere ciò che si era meritato sul campo per un piccolo e insulso cavillo burocratico, che per giunta con l’esame di guida in sé non centra nulla… Vi pare giusto? Non è una vera e propria discriminazione quella che ha subìto?… Quanto meno, tra i due, pare che sia io quello che se l’è presa di più (già m’immaginavo qualche bel sonnellino in corso di viaggio d’auto, con lui alla guida…), mentre Sandro, una volta a casa, si è fiondato sulla propria palla preferita per giocarci con immutato entusiasmo…

Da La mia ragazza quasi perfetta… Dategli un occhio, cliccando un po’ ovunque nel blog, qui, o qua accanto (se leggete dalla home page), oppure sopra…

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“Attese da sole”, Clara Luiselli a Trescore Balneario, dal 21/10

Clara Luiselli ricrea un viaggio negli inferi del tempo, tra stati di sospensione e momenti accelerati, in perenni sale d’attesa, attraverso quattro stanze, come fosse una discesa graduale nella dimensione di una cronologia profondamente intima. A mano a mano che ogni fruitore percorre il suo viaggio personale nelle stanze, il tempo si fa sempre più ampio, si dilata, come se si ampliasse in una forma interiore, dove ognuno può sostare per una durata mutevole, per entrare sempre più nei recessi dello spazio e del tempo. Nell’andare dall’una all’altra sala, le persone sono indotte a rallentare il loro movimento, per comprendere più in profondità, attraverso i medium dell’attenzione e della fatica.

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